prof. Mario Lambiase
Pubblichiamo, avendone avuto l’opportuna autorizzazione, con grande piacere il seguente articolo dal titolo “Neuroni specchio, implicazioni pratiche e prospettive di intervento nell’autismo” del prof. Mario Lambiase. Le ragioni sono due; la prima è che il prof. Lambiase sarà il relatore del prossimo seminario organizzato con il patrocinio della nostra Associazione Acffadir il prossimo 24 ottobre a Santa Maria Capua Vetere, come indicato in altra parte del sito, mentre la seconda ragione è che, nell’articolo, sono indicati approcci alla sindrome autistica di tipo completamente nuovo e differente da quelli comunemente proposti.
L’articolo è stato scritto per la rivista “AUTISMO oggi” che è pubblicata in Svizzera dall’Associazione Ares per i propri associati. Abbiamo ritenuto opportuno riprendere il suo contenuto per portarlo a conoscenza anche dei nostri soci e di tutti i visitatori del nostro sito.
Confidiamo che questo articolo rappresenti l’inizio di una lunga serie di altri articoli che i genitori vorranno segnalarci e i tecnici vorranno inviarci e che, tenendo in debito conto le regole che guidano le pubblicazioni in rete, saranno da noi inserite nel nostro sito.
A cura della Redazione del Sito dell’Associazione Acffadir.
AUTISMO OGGI
Rivista specialistica d’informazione sull’autismo e altri disturbi pervasivi dello sviluppo
ARES (Autismo Ricerca E Sviluppo) Via Zorzi, 2A - CH6512 GIUBASCO - SVIZZERA
www.fondazioneares.com
N. 15 – DICEMBRE 2008, pag. 15
Neuroni specchio, implicazioni pratiche e prospettive di intervento nell’autismo.
Prof. Mario Lambiase,
Gruppo di Studi e Ricerche sull’Autismo e sui Disturbi generalizzati dello sviluppo.
Centro Medico Riabilitativo Don Orione. Ercolano (Napoli)
Questo intervento parte da un presupposto e cioè che i lettori della Rivista ARES siano già bene informati a livello teorico-concettuale sull’importanza e sulle funzioni di questa particolare classe di neuroni nel funzionamento del cervello “normale” e nella sua versione patologica, che vede una possibile loro responsabilità nell’indurre difficoltà e problemi particolari nel cervello autistico.(Gallese, 2003, 2006, 2007; 2008; Obermann et, al. 2005-2006; Ramachandran e Oberman , 2006; Dapretto, 2006)
Ormai vi sono conoscenze ben documentate e acquisite che a causa di una disfunzione dei sistemi dei neuroni specchio viene a essere minata alla fonte la possibilità di innescare i meccanismi dell’intersoggettività, dell’imitazione e dell’empatia snodi cruciali di quelli che potremmo definire i “punti chiave”della condizione autistica.
Sono queste le “attività” fortemente compromesse nell’autismo e il cui avvio o la cui restaurazione, anche parziale, può mettere in moto un complesso gioco di meccanismi neurali virtuosi, a cui rapportare nei casi più fortunati i miglioramenti clinici, gli avanzamenti cognitivi-comportamentali e la riduzione delle difettualità sociali e comunicative presenti nell’autismo.
Chi scrive queste note, è profondamente convinto che anche i casi in cui si acquisiscono miglioramenti, avanzamenti, adattamenti, nel corso dei lunghi trattamenti “terapeutici” con tutti i metodi che sono stati avanzati in questa direzione, devono trovare il loro fondamento su modificate basi neurobiologiche.
Se si studiano a fondo i molti modelli terapeutici suggeriti per il trattamento dell’autismo, si ci può accorgere che in un modo o in altro, apertamente o meno, tutti lavorano sull’attivazione, addestramento, rimodellamento, di strumenti naturali cerebrali tra cui quelli delle percezioni-azioni-cognizioni-emozioni, dell’intersoggettività, dell’empatia e altri, che hanno le loro basi neurofunzionali in “sistemi” generali e speciali quali quelli dei neuroni mirror.
Oggi si sta facendo strada la consapevolezza che i deficit imitativi, che si devono mettere in moto nelle fasi precocissime dell’interscambio madre bambino e su sui si innesta la cosiddetta intersoggettività primaria, sono nettamente in gioco nell’innesco di quella “falla della mente” (la mancanza di senso del mondo) invocata da Uta Frith (1999) a base della condizione autistica.
L’abilità di imitazione è uno dei più grandi deficit presenti nell’autismo (Rogers, 1999): i bambini con autismo hanno grande difficoltà di apprendimento per imitazione, per cui mettono in atto un gran numero di comportamenti “eco” sia vocalmente che fisicamente. Ciò avviene per una dissociazione del gesto fisico o vocale dal suo significato sociale.
Partendo da questo dato di semplice constatazione empirica, potrebbe venir fuori subito una ricaduta pratica sul terreno del “che fare” di fronte a un bambino in cui vengono notati i primi segni di un disturbo autistico, anche solo sospetto.
Non ci soffermiamo sugli esperimenti condotti con tecniche terapeutiche di tipo imitativo, che già stanno dando risultati incoraggianti, ben descritte da Marco Iacoboni nel capitolo sesto (pag. 137-158) del suo libro “I neuroni specchio”, edito recentemente e a cui rimandiamo il lettore.
Volendo dare dei suggerimenti di tipo pratico facilmente attuabili, se si ha l’occasione di riconoscere le prime avvisaglie del problema-autismo, si dovrebbe aver cura di addestrare subito coloro che hanno la maggior vicinanza con il piccolo (in primis la mamma), a lavorare molto sul gioco dell’imitazione, mimica, emotiva, muscolare, gestuale, facciale, (fisiogmomica in particolare) e fare attenzione soprattutto ai movimenti bucco-facciali, per stimolare quanto più possibile nel bambino aspetti mimico-motori di tipo speculare.
E ciò anche per valorizzare l’importanza che riveste il movimento delle labbra, presentato in modo frontale, in concomitanza con la produzione di suoni, di vocalizzi, di abbozzi di sillabe e poi di parole, secondo le varie fasi di sviluppo possibile del linguaggio.
Difatti, la regione di Broca, (aree 44-45 di Brodmann e particolarmente della 47) responsabile dell’emissione dei suoni, che opportunamente modulati diventeranno parole, è una delle più ricche di neuroni mirror e la loro messa in moto a livello simulato e/o subliminale, può fare da innesco a una cascata di meccanismi centro-periferici che sono indispensabili per la nascita, la formazione e l’espressione della parola stessa (Tomasello, 2000).
Il sistema dei neuroni mirror nel bambino autistico può essere con-genitamente a-reattivo e ci potremmo quindi trovare in una situazione drammatica e di enorme difficoltà risolutiva (quasi vicino all’impossibilità) di recupero, ma vi sono anche casi più fortunati in cui il sistema mirror è solo ipofunzionante, o parzialmente funzionante, quasi “restio” a entrare in funzione o si trovi in una condizione di ridotta responsività (o qualitativamente dis-regolato), per cui noi abbiamo il dovere e la responsabilità di agevolarlo al massimo, sfruttando proprio quelli che sono i suoi naturali canali di innesco: gli input visivi, uditivi e tattili.
Dalla psicopatologia dell’autismo e dall’osservazione quotidiana noi vediamo quanto frequentemente questi sistemi sensoriali possano essere alterati nei soggetti autistici, per cui gli stimoli sensoriali, arrivando irregolarmente e mal modulati al cervello nel loro viaggio dalla periferia ai centri, risultano apportatori di disfunzioni aggiuntive a una sistema, quale quello dei mirror, già di per se difettato, sia a causa di sinapsi e trasmettitori chimici imperfetti, sia per deficit della loro formazione strutturale su base “mal-formativa” genetica.
Quindi occorre tenere conto, in un trattamento precoce che voglia intervenire sulle basi neurobiologiche delle disfunzioni cerebrali poste a base dei sintomi autistici, anche del controllo e della modulazione degli input sensoriali provenienti dai sistemi sensitivi afferenziali.
In effetti sono proprio questi input che direttamente o indirettamente, possono agevolare o penalizzare ancor più il funzionamento dei sistemi mirror, per cui se ci disinteressiamo del problema sensoriale puntando solo su altri capisaldi terapeutici, non “aiutiamo” un cervello (che trovasi in difficoltà per motivi biologici) a superarle.
Allorquando suggeriamo ai genitori, e a tutti coloro che hanno comunanza con un bambino autistico di parlare a bassa voce, di non emettere segnali sonori ambientali improvvisi, di mantenere un tono di voce dolce e suadente, quasi cantilenante, evitando forti stimolazioni sonore, specie se indifferenziate, noi diamo loro dei veri e propri consigli neurofisologici che si tramuteranno a loro volta in una riduzione di eccitazione o in una stimolazione più modulata su sistemi neurologici sfasati che non sopporterebbero, ad esempio, un surplus di input eccitatori pena una loro ulteriore destabilizzazione.
Al contrario vi sono casi in cui, se ci rendiamo conto che uno o più sistema sensoriale è in condizione di ipofunzionalità, (il bambino ad esempio ha necessità di rumori suppletivi per eccitare il proprio sistema sonoro), dobbiamo intervenire su questi, aumentando in modo selettivo l’entità dei suoni, scandendo le parole, parlando molto lentamente, elevando gradualmente il tono vocale e così via.
Come pure, nel caso sia coinvolto il sistema tattile, allorquando le afferenze sensoriali cutanee (superficiali e profonde) in partenza verso il cervello, sono deboli perché il sistema non si attiva bene nel ranger della normalità e vengono forzatamente autopotenziate (es. attraverso stereotipie motorie, oscillazioni, posture bizzarre, autostimolazioni ecc.), dobbiamo intervenire agendo nel senso opposto.
In questo caso entrano i gioco le delicate stimolazioni tattili, l’evitamento di esperienze tattili forti e/o sgradevoli e ripetute, delicati massaggi, giungendo, in qualche caso, a privilegiare abiti e vestimenti adeguati che il bambino dimostra di tollerare meglio.
Nel caso che il problema sia visivo, anche qui si può cercare di non esporre il bambino a stimolazioni luminose intense. Laddove si ci accorge che il bambino ha intolleranza alla luce occorre curare l’illuminazione degli ambienti e evitare l’esposizioni a luci forti ed improvvise, oppure al contrario, se il bambino mostra di avere problemi visivi in minus (es: accostandosi troppo al televisore, avvicinando eccessivamente gli oggetti agli occhi, guardando con la “coda dell’occhio”), si deve lavorare su questo punto cercando soluzioni ortottiche e/o posizionando opportunamente gli oggetti nel campo visivo, cercando le condizioni più adatte per ridurre il disagio visivo.
Questi piccoli semplici suggerimenti, e tanti altri che l’esperienza può suggerirci, già ben conosciuti da tutti quelli che si occupano di autismo e già applicati da tempo, non aggiungono ovviamente niente di nuovo a quanto già si conosce e si attua come routine nel settore della riabilitazione. Essi sono stati qui richiamati come esempi, solo per legarli al concetto della loro funzione neurobiologica, e del loro legame con il sistema dei neuroni mirror affinché questi possano essere attivati nella maniera più fisiologica possibile. Secondo noi non avrebbero senso dei modelli di studio teorico sull’autismo che non consentissero almeno un minimo di applicazioni pratiche, anche solo con carattere sperimentale, come pure non avrebbero senso metodi “terapeutici” che non avessero alle spalle delle solide conoscenze dei meccanismi neurofunzionali che sono alla base della attività nervose, al cui cattivo funzionamento deve essere attribuita una gran parte dei sintomi riscontrabili nell’autismo. Tra questi aspetti sindromici una parte è sicuramente autoctona, propria della malattia, ma una parte è secondaria, derivata, messa in atto cioè come risposta non volontaria e non cosciente (con scopo “compensatorio”) ai disagi di vario tipo scaturenti dalle anomalie dei sistemi percettivi. Esse potrebbero rappresentare una alternativa a difficoltà di esplicitazione di esperienze sensoriali spesso dolorose o sgradevoli per l’alterato limite di tolleranza del soggetto. Intendiamo, ad esempio, riferirci alle posture bizzarre, alle stereotipie, ai movimenti ripetitivi apparentemente a-finalistici, a particolari rituali incomprensibili, ma che apportano sollievo al paziente riducendo aspetti insopportabili o troppo stressanti di esperienze fisiche provenienti dal mondo.
Ci fermiamo qui. Ci era stato richiesto, con questo intervento, da parte della redazione della Rivista Ares, che ha curato questo numero monografico su “Neuroni mirror e Autismo”, di indicare qualche traccia, qualche filone applicativo alla “buona prassi” del trattamento del soggetto autistico scaturente dalla straordinaria scoperta dei “neuroni specchio”. Noi ne abbiamo individuata una nello snodo tra afferenze sensoriali e sistemi mirror che ovviamente non operano da soli ma in concordanza funzionale con i tanti altri canali paralleli di codifica, mappaggio e trattamento delle informazioni nel S.N.C. per i quali valgono le stesse argomentazioni sopra riportate.
Che questa strada sia utile ce lo dice già l’esperienza sul campo.
Noi pensiamo di si e già nel nostro gruppo di lavoro al Don Orione di Ercolano (Napoli), attuiamo normalmente questi accorgimenti ovviamente allargandoli alla famiglia e all’ambiente dove vive il bambino.
Sono piccole cose, ma nel trattamento dell’autismo spesso sono proprio le piccole cose che danno un aiuto a risolvere i problemi grandi.
BIBLIOGRAFIA
Dapretto M. (2006): Unterstanding emotions in others: mirror neuron dysfunction in children with autism spectrum disorders. Nature Neuroscience Vol.9, n° I, pag.28-30.
Gallese V. (2006): “La consonanza intenzionale”. Una prospettiva neurofisiologica sull’intersoggettività e sulle sue alterazioni nell’autismo infantile.” In: Autismo e disturbi dello sviluppo. Vol.4 151-173. Erickson Ed. ,Trento.
Gallese V.: (2007) Il corpo nella mente: dai neuroni specchio all’intersoggettività. L’autismo. “Vacances de l’esprit.” Renon-Soprabolzano. Atti. Vol.3 Lezione 12 Ed. ASIA. Via Riva di Reno,124, 40121 Bologna.
Iacoboni M. (2008): I neuroni specchio. Torino. Bollati-Boringhieri
Oberman L. M., Hubbard E.M., Mc Cleery J.PO., Altschuler E.L., Ramachandran V.S., Pineda J.A.2005-2006): EEG evidence for mirror neuron dysfunction in autism spectrum disorders. Brain Res.Cogn. Brain Res.24, 190-198
Ramachandran V. S., Oberman L.M. (2006): “Specchi infranti. Una teoria dell’autismo”.Le Scienze, 460,63-69.
Rogers S. (1999): An examination of the imitation deficits in autism. In: Nadel J, Buttenworth G. Eds. “Imitation in infancy: Cambrige studies in cognitive perceptual development, pag 254-283. New York Cambrige University Press.
Tomasello M. (2000): The item based-nature of children’s early syntactic development. Trends in Cognitive Sciences.4, 153-157.





