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Autismo: tablet e videogames per aiutare la diagnosi precoce.

Fonte Neuroscienza e Medicina 2 settembre 2016

Si riporta di seguito l'articolo apparso su Neuroscienza e Medicina ed il comento a firma del nostro vicepresidente.
 

Ideato un metodo economico, affidabile e divertente per diagnosticare l'autismo.

 

Un iPad, due videogiochi e un software per analizzare il movimento delle dita sullo schermo: sono questi gli elementi utilizzati da due ricercatori universitari e da un'azienda di software per tablet per mettere a punto un metodo affidabile, poco dispendioso e non invasivo finalizzato a diagnosticare l'autismo nei bambini. La nuova metodologia è stata pubblicata molto di recente su Scientific Reports, una costola open access della prestigiosa rivista Nature.

 

Autismo e anomalie del movimento

Già nel 1943 Leo Kanner, il medico statunitense di origine austriaca che fu tra i primi a descrivere l'autismo, osservò una serie di anomalie del movimento nel gruppo di bambini che ebbe la possibilità di seguire, accanto al desiderio di solitudine e alla propensione per comportamenti stereotipati.

In effetti, l'autismo non è soltanto un disturbo della sfera sociale ed emotiva, ma è caratterizzato anche da alterazioni degli schemi motori. Movimenti stereotipati e ripetitivi sono attualmente tra i segni peculiari che portano alla diagnosi di disturbo dello spettro autistico a conferma delle osservazioni di Leo Kanner, oggi considerato il padre della neuropsichiatria infantile. Inoltre, recenti studi hanno rilevato anomalie più sfumate a carico di movimenti di semplice oscillazione orizzontale degli arti, di movimenti finalizzati al raggiungimento e al contatto con oggetti, della scrittura a mano, della postura e del cammino. Infine, l'analisi della letteratura scientifica sull'argomento indica deficit della coordinazione motoria, della tempistica dei movimenti e dell'integrazione sensorimotoria.

Il riconoscimento precoce di tali anomalie e la diagnosi di disturbo dello spettro autistico permettono di intraprendere prima possibile percorsi terapeutici appropriati. Tuttavia, il processo di diagnosi può durare molto e assorbire risorse finanziarie e temporali molto preziose.

 

Autismo, tablet e analisi del movimento

"Sulla scorta dei dati relativi alle anomalie della coordinazione motoria nell'autismo" racconta il dottor Jonathan Delafield-Butt dell'Università di Glasgow e coordinatore dello studio "abbiamo ipotizzato che tali alterazioni potessero riflettersi nelle modalità di utilizzo di un tablet". 

Quindi, con l'aiuto di Krzysztof Sobota, sviluppatore della azienda polacca Harimata e di Anna Anzulewicz della Jagiellonian University di Cracovia, il dottor Delafield-Butt ha installato su due tablet iPad un software in grado di misurare i parametri di movimento dei polpastrelli sul touchscreen. 

"Poi, abbiamo fatto giocare dei bambini con due videogiochi installati sui tablet" spiega ancora Delafield-Butt "e abbiamo registrato i movimenti durante il gioco. I bambini avevano un'età tra i 3 e i 7 anni e comprendevano sia soggetti con diagnosi di autismo, sia soggetti senza anomalie dello sviluppo cognitivo". 

I dati registrati sono stati analizzati e hanno costituito l'input per un algoritmo di classificazione automatica. "I risultati delle analisi" conclude Delafield-Butt "hanno rivelato che il tocco e i gesti dei bimbi autistici sono caratterizzati da una maggiore forza e da una cinematica più ampia e veloce che coinvolge anche le porzioni periferiche dello schermo". L'algoritmo di classificazione è, invece, stato in grado di distinguere i bimbi affetti da autismo dagli altri con un'accuratezza del 93%, suggerendo che la diagnosi di autismo può essere compiuta in maniera semplice, economica e divertente.

 

Nostro commento.

 

L’articolo riportato è uno dei tanti che quotidianamente appaiono sul Web e che fanno riferimento all’autismo. Quello citato, tuttavia, porge l’occasione per sviluppare delle particolari osservazioni che desidero evidenziare a tutti i genitori con figli affetti da disturbo dello spettro autistico.

Senza tentennamenti, il testo asserisce come, nei disturbi relativi alla sindrome autistica, è stata sempre rilevata una componente relativa ad alterazioni degli schemi motori. L’articolo, coerentemente con quanto ormai da tutti accettato, suggerisce che “Il riconoscimento precoce di tali anomalie (motorie)” può agevolare la diagnosi di autismo e quindi fare “intraprendere prima possibile percorsi terapeutici appropriati”.

Il ragionamento non fa una grinza salvo nel fatto che tali “deficit della coordinazione motoria, della tempistica dei movimenti e dell’integrazione senso/motoria”, sin dalle prime osservazioni, non sono minimamente presi in considerazione dai nostri neuropsichiatri infantili (sordi alle osservazioni del loro papà) completamente affascinati dai disturbi della sfera sociale ed emotiva che invece, sulla scorta delle recenti ricerche, ormai possono essere definiti secondari a quelli della sfera sensoria/motoria. Conseguenza di questo irresistibile fenomeno di fascinazione, è che tutta la parte dello sviluppo infantile legata al movimento (cioè uno dei domini fondamentali per l’evoluzione di un cervello umano) non è assolutamente valutata lasciando il bambino in balia di disturbi percettivi/sensoriali.

Non mi si venga a dire che i bambini affetti d’autismo sono indirizzati alla psicomotricità perché quello che può realizzarsi in una piccola stanza è solo di tipo “psico”. La motricità vera è tutta un’altra cosa; essa, infatti, richiede spazi vasti quanto quelli di una palestra se non di più, tute da ginnastica e tanto sudore sia da parte degli operatori che dei pazienti, oltre a percorsi operativi assolutamente non di quarantacinque minuti e certamente non settimanali ma al minimo giornalieri.

Pertanto, ritengo che il messaggio lanciato dall’articolo riportato non sarà raccolto dai genitori perché essi non saranno stimolati a utilizzare il programma proposto in quanto relativo a un deficit, quello motorio, che a loro appare come non interessante per chi di dovere e, quindi, di scarso valore ai fini di un intervento. Si perde, in questa maniera, una magnifica occasione di recupero delle performance delle persone affette d’autismo che, attraverso il controllo delle proprie attività senso/motorie, potrebbero, gradualmente, passare a quello del comportamento sociale ed emotivo.

Purtroppo, le cose continueranno ad andare così ancora per molti anni. Infatti, i genitori non s’informano in maniera indipendente e, quindi, non riescono a rendersi conto che l’attuale approccio all’autismo è completamente sballato e, pertanto, abbracciano proposte di intervento che sono ferme ai periodi bui dell’autismo. A conferma, basta osservare come, sebbene l’origine neurologica del disturbo sia riconosciuta da tutti, ai convegni sull’autismo, organizzati a livello nazionale, tra i relatori non c’è alcun neurologo, non solo, ma a parlare sono quasi sempre le solite voci che, negli anni passati, hanno ribadito che l’autismo era un problema di tipo affettivo relazionale.

Una simile incredibile situazione potrà cambiare solamente quando gli attuali tecnici saranno sostituiti (per ricambio generazionale) da quei colleghi giovani che in questo momento stanno acquisendo le prime informazioni sulle nuove interpretazioni della sindrome da parte della biologia evolutiva. Solo allora, ripeto fra anni, si potrà iniziare a parlare di intervento idoneo. Fino a quel momento gli unici osservatori delle evidenti alterazioni degli schemi senso/motori nell’autismo saranno i genitori e … i tecnici del software. Pertanto, come genitore, che da anni si confronta con l’autismo, posso solo (con grande amarezza stemperata dal gergo calcistico) concludere: - L’azienda del software batte la neuropsichiatria infantile due a zero!-. 

Per quanto riguarda la precocità della diagnosi, non c’è assolutamente bisogno di iPad o altro, basterebbe solo dare ascolto alle mamme che sono le prime ad accorgersi dei problemi dei loro figli (tutti i dati statistici le indicano come le figure che richiedono la prima visita specialistica).  Una simile proposta risulta assolutamente inaccettabile per i nostri tecnici in quanto nei primi quaranta anni della storia dell’autismo, le mamme (in maniera palese o velata) sono state sempre considerate la causa del problema e, prima che si abbandoni tale convinzione, dovranno cambiare tante cose.

Articolo commentato da Sergio Martone vicepresidente di Acffadir Onlus
 

 

 

 

 

giovedì 29 settembre 2016