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Autismo: trattamento basato sull’integrazione sensoriale.

Breve commento all’articolo del giornale on-line “State of Mind”:

Autismo: trattamento basato sull’integrazione sensoriale.

Pubblicato dalla dott.ssa Linda Confalonieri.

 

Come genitore sono costantemente impegnato nella ricerca di individuare nuovi interventi terapeutici che possono avere un’effettiva efficacia nella cura dei disturbi dello spettro autistico e, pertanto, ho subito focalizzato la mia attenzione sul titolo dell’articolo riportato, dal quale si deduceva un trattamento della sindrome basato su principi che nulla avevano in comune con quelli del comportamentismo attualmente imperante.  

L’articolo spiega come il protocollo di intervento proposto, definito come basato sull’Integrazione Sensoriale, fa riferimento ad una tecnica nella quale sono state messe in atto delle attività ludiche che dovevano mettere il bambino con autismo nella condizione di comprendere meglio particolari situazioni sensoriali vissute con disagio e, quindi, dovevano dare la possibilità di controllare le proprie reazioni al fine di ottenere un comportamento più aderente al contesto.

L’articolo specifica ulteriormente che lo scopo del trattamento era quello di migliorare il processo percettivo che prevede l’elaborazione e l’integrazione degli stimoli sensoriali per “favorire (nel bambino) la comprensione di specifiche situazioni vissute con difficoltà”.

Ora, considerando il modo in cui è stata realizzata la ricerca, a mio giudizio, essa non può assolutamente definirsi un trattamento basato sull’Integrazione Sensoriale. Infatti, se si vogliono integrare delle funzioni sensoriali, bisogna per prima cosa assicurarsi che tali funzioni (certamente alterate nei pazienti affetti da disturbi dello spettro autistico) siano sufficientemente integre o tentare almeno di renderle quanto più possibili tali.

Questo modo di operare è suggerito dalla logica. Infatti, se non si riorganizzano in precedenza le funzioni neurologiche preposte all’elaborazione delle informazioni provenienti dai singoli stimoli sensoriali, come si può pensare di avere una corretta percezione integrando tra loro tali funzioni già di per sé alterate? È lecito supporre che ne potrà derivare solo un’attività in minima parte funzionante in modo regolare e che certamente non potrà rendere completamente normali i comportamenti sottostanti.

Pertanto, un trattamento basato sull’Integrazione Sensoriale deve avere come principio base quello di rivolgersi inizialmente alle singole aree sensoriali per ottenere una migliore funzionalità ed organizzazione delle stesse ma, questo principio non sembra essere stato adottato nell’ambito della ricerca in esame.

Tuttavia, analizzando i risultati dell’intervento riportati nello studio dagli stessi autori, si può notare come, nonostante esso sia stato realizzato senza le importanti caratteristiche che ho illustrato in precedenza, “i bambini sottoposti a trattamento di Integrazione Sensoriale avevano avuto miglioramenti nei comportamenti problematici connessi a difficoltà nel processamento sensoriale, nel raggiungimento di obiettivi nella loro vita quotidiana con un maggior livello di autonomia dai genitori”.

Questo fatto non è in contrasto con quanto sopra affermato. Infatti, avere dato spazio e quindi attenzione al superamento delle difficoltà derivanti da un alterato processamento degli stimoli sensoriali, interrompendo così una tradizionale visione dell’autismo che non concedeva alcuna importanza a tali evidenti difficoltà e avvicinandosi invece alle recenti indicazioni del DSM-5, può determinare un conseguente miglioramento a livello comportamentale.

Infatti, avendo tante volte potuto osservare personalmente gli stupefacenti cambiamenti che un trattamento di riorganizzazione degli stimoli sensoriali può determinare in bambini affetti da disturbi dello spettro autistico, i miglioramenti dichiarati non possono sorprendermi. Anzi, credo che, proprio sulla base di queste ricerche che si intensificano sempre più coinvolgendo l’attenzione di studiosi interessati all’evidente beneficio che ne traggono i bambini affetti d’autismo, in futuro, si potranno osservare ulteriori sviluppi di questi approcci che ci avvicineranno sempre più ad una corretta interpretazione e quindi ad un migliore intervento nella sindrome.

A conclusione di questa lettura, restano, per me, due grossi interrogativi che sorgono in maniera spontanea. Primo: come mai i nostri tecnici impegnati nella ricerca di trattamenti più efficaci e validi per i disturbi dello spettro autistico non intervengono sviluppando questi nuovi e promettenti percorsi di normalizzazione degli stimoli sensoriali afferenti al cervello? E, secondo, come è possibile che i genitori dei bambini autistici, una volta venuti a conoscenza di tali innovative proposte terapeutiche, possono ancora rimanere legati ad interventi vecchi di decenni e di dichiarata incapacità a risolvere la sindrome?

Sono questi interrogativi che riguardano la sindrome autistica che non si riesce proprio a comprendere.  

 

Sorrento, dicembre 2013.

Sergio Martone, Vice Presidente Associazione Acffadir Onlus.

 

Riferimenti bibliografici

Olga Bogdashina. Le percezioni sensoriali nell’autismo e nella sindrome di Asperger. 2011. Uovonero Edizioni

(leggi la recensione nel sito)

Temple Grandin. Pensare in immagini. 2001 Erickson

F. Happé, U. Frith. Autismo e talento. 2012 Erickson

V. Moro, B. Filippi. La plasticità cerebrale. 2010 SEID Editori

lunedì 16 dicembre 2013